E’ con viva soddisfazione che Vi alleghiamo la Sentenza Positiva ottenuta sul Tribunale di Pescara dall’Avvocato Luca Rotondo.

Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il commento esplicativo del collega:

“ho il piacere di allegare la sentenza n. 257 emessa il 1322019 dal G.U. Dott.ssa ****** del Tribunale di Pescara che, in parziale accoglimento della domanda avanzata, in riferimento ad un rapporto di conto corrente ancora aperto al momento della citazione, così decide:
a) accertata la illegittima applicazione di tassi ultralegali, CMS, spese ed anatocismo non pattuiti, dichiara che gli attori sono creditori della controparte della somma di euro 19.603,80;
b) dichiara inammissibile la domanda di ripetizione di indebito.

Sono interessanti alcuni passi in diritto della sentenza, favorevoli alle nostre posizioni, che evidenzio.

– I –
Il Giudice valorizza molto negativamente la condotta della Banca che non ha consegnato i contratti e gli estratti conto richiesti prima dell’inizio della causa con lettera ex art. 119 TUB e pertanto accoglie la domanda di declaratoria di accertamento della mancanza della valida pattuizione scritta relativamente alla capitalizzazione trimestrale degli interessi, alla CMS, agli interessi debitori, commissioni e spese non pattuiti

“Pur mancando agli atti l’intera documentazione inerente al rapporto in contestazione (sono stati prodotti, infatti ed in maniera incompleta, solo gli estratti conto e non il contratto originario), ogni problema appare superato, nella specie, in quanto gli attori si sono attivati, senza esito, cercando di ottenere in via stragiudiziale dall’istituto di credito la documentazione relativa al rapporto bancario in oggetto, di cui non erano in possesso.
Infatti, come risulta dagli atti, gli attori con comunicazione del 22 ottobre 2014 (consegnata via PEC il 24 ottobre seguente) hanno chiesto alla banca di avere copia del contratto di c/c e di apertura di credito e di eventuali contratti fideiussori, oltre a copia di tutti gli estratti conto.
La banca non ha dato seguito a detta missiva nè ha prodotto i documenti richiesti ed in particolare il contratto nel corso del presente giudizio, come è stato accertato anche dal nominato CTU.
Pertanto, le conseguenze di tale mancata produzione non potranno che ricadere sullo stesso istituto di credito.
Ed allora, passando ad esaminare le singole doglianze degli attori, non vi è prova di una valida pattuizione scritta relativamente alla capitalizzazione trimestrale degli interessi, alla CMS, agli interessi debitori, commissioni e spese non pattuiti.
Conseguentemente, gli addebiti non giustificati da alcuna pattuizione devono essere restituiti al cliente; circa la relativa quantificazione, ben può farsi riferimento alla consulenza tecnica di parte attrice, sul punto non specificamente contestata dalla banca, che ha quantificato nella somma complessiva di euro 19.603,80 (di cui euro 4.356,83 per anatocismo) detti importi.
Va dunque accertato e dichiarato che gli attori sono creditori della controparte del suddetto importo; infatti, è inammissibile la domanda di ripetizione di indebito avanzata quando il conto corrente è ancora aperto, ipotesi in cui l’interesse del cliente deve trovare normale soddisfazione nel ricalcolo dell’effettivo saldo, depurato degli eventuali addebiti nulli. “

– II –
Il Giudice disattende la eccezione di prescrizione avanzata dalla banca perché, in assenza di contratto, le rimesse devono considerarsi ripristinatorie, con conseguente decorrenza della prescrizione decennale dalla chiusura del conto, avvenuta nell’anno 2015

“Si tratta, a questo punto, di esaminare l’eccezione di prescrizione sollevata dalla convenuta con riferimento alle rimesse solutorie.
Sul punto, si osserva che la disciplina della prescrizione viene rinvenuta nel più recente ed autorevole insegnamento giurisprudenziale (Cass. SS.UU. 2 dicembre 2010 n. 24418), secondo cui l’unitarietà del rapporto giuridico di conto corrente bancario non è di per sé elemento decisivo al fine dell’individuazione della chiusura del conto come momento di decorrenza del termine di prescrizione del diritto alla ripetizione di indebito, stante la qualificabilità in via autonoma di ciascun singolo pagamento che si assume non dovuto, purché si tratti di pagamento e, dunque, quando il versamento eseguito sul conto abbia natura solutoria (per la sua affluenza in mancanza o in eccedenza ad un’apertura di credito e pertanto su conto corrente c.d. scoperto) e non meramente ripristinatoria della disponibilità (per essere avvenuto entro i limiti di un’apertura di credito che assiste il conto e cioè su conto corrente c.d. “passivo”); con la conseguenza, nel primo caso, di decorrenza del termine di prescrizione dalla data dell’addebito integrante pagamento e nel secondo (qualora tutti i versamenti eseguiti dal correntista abbiano avuto soltanto funzione ripristinatoria della provvista) da quella di chiusura del conto (cfr. Corte d’Appello di Torino, sent. n. 740 del 2 maggio 2012).
Se viene, quindi, dedotto e provato che il conto corrente è assistito da apertura di credito, i versamenti effettuati non costituiscono pagamento se non al momento della chiusura del rapporto, allorquando il correntista restituisce alla banca gli importi utilizzati e solo da questo momento comincerà a decorrere il relativo termine di prescrizione.
Ed allora, tornando al caso che ci occupa, gli attori hanno dedotto in citazione di avere stipulato un rapporto di apertura di credito in conto corrente, circostanza non contestata dalla banca; pertanto, in applicazione dei richiamati principi giurisprudenziali, le rimesse devono considerarsi ripristinatorie, con conseguente decorrenza della prescrizione decennale dalla chiusura del conto, avvenuta nell’anno 2015.
Di qui il rigetto dell’eccezione in parola.

– III –
Il Giudice ammette la legittimazione attiva del fideiussione

“Quanto alla posizione di XXXC, non è contestata la sua qualità di fideiussore; tuttavia, in mancanza del contratto, non può ritenersi provata la circostanza che egli abbia sottoscritto una garanzia “a prima richiesta”, come sostenuto dall’istituto di credito, per cui ben può essere legittimato a proporre le eccezioni in ordine al rapporto garantito”.

sentenza_257-2019_tribunale_di_pescara

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