Si procede alla pubblicazione di due importanti provvedimenti resi dal Tribunale di Chieti aventi ad oggetto interessanti particolarità:

• I clienti si sono recati presso lo studio a meno di due settimane dall’asta. Per accelerare i tempi, sono state presentate, immediatamente e nello stesso giorno, sia la domanda al Prefetto di accesso al Fondo di solidarietà delle vittime di usura che la denuncia per usura presso la Procura della Repubblica, con allegata copia della domanda al Prefetto appena protocollata (nella Domanda al Prefetto si faceva riserva di comunicare il numero di R.G.N.R. e il PM designato). Nella denuncia si è argomentato che la sentenza n.1922014 della Corte Costituzionale ha stabilito che “la sospensione dei termini prevista dai primi quattro commi dell’art. 20 non sia discrezionale: essa è legata sostanzialmente alla presenza della richiesta di <> o del mutuo senza interessi”. Pertanto, una volta provata la presentazione della domanda di mutuo, il Provvedimento del PM avrebbe dovuto essere non discrezionale ma quasi automatico. Il PM ha emesso il provvedimento favorevole, ritenendo appunto quale condizione necessaria per la sospensione la prova della domanda di accesso al Fondo per le vittime dell’usura, che la parte aveva depositato il giorno stesso.

• Nella denuncia il Cliente ha dichiarato che il prestito usurario era stato contratto nell’ambito dell’attività imprenditoriale ma che, a partire dal 2015 era stata costretta a cancellarsi dal Registro Imprese (come risultante dalla visura camerale), per la impossibilità di proseguire l’attività, quale effetto dell’usura subita. In una successiva memoria integrativa si illustrava al PM che la legge non stabilisce che l’esercizio attuale dell’attività imprenditoriale sia condizione per il provvedimento di sospensione dei termini. Si è anzi argomentato che l’art. 3, co. 1 bis, L.4499 indica che l’elargizione -quindi anche la sospensione- è concessa “anche in favore del soggetto dichiarato fallito”, quindi non più esercente l’attività imprenditoriale, e che ciò appare coerente con la ratio della L.4499, che intende aiutare le vittime dell’usura al reinserimento dell’attività imprenditoriale, che per effetto dell’usura è cessata o fallita (art. 3 co. 1 bis L.4499). Si è quindi sostenuto che la attuale cessazione dell’attività imprenditoriale della Cliente non fosse di ostacolo al provvedimento di sospensione, rappresentando anzi una evidente conseguenza del reato, alla quale la invocata sospensione e la concessione del mutuo agevolato potrebbero porre rimedio. Il PM ha evidentemente accolto tale tesi, argomentando nel provvedimento “Ritenuto che la sig.ra …. ha dichiarato di svolgere attività imprenditoriale”, senza altro aggiungere.

• L’art., 1. Co., L4499, stabilisce che il termine di un anno per la presentazione della domanda decorre dalla data dell’evento lesivo (il finanziamento è stato stipulato il 21.1.2008). Nella denuncia si è sostenuto che l’evento lesivo fosse decorrente dal momento in cui è stata attivata la procedura esecutiva immobiliare, non dalla data del finanziamento, così che i termini non si ritenessero scaduti. Il PM ha accolto tale prospettazione affermando “ritenuto che l’evento lesivo deve individuarsi nella procedura esecutiva immobiliare intentata dalla Banca”.

• Il PM ha ritenuto che la consulenza tecnica allegata alla denuncia (Perizia D.E.C.I.BA) sostanziasse sufficientemente il fumus del delitto di usura. Pur in assenza del contratto, di cui i Clienti erano sprovvisti, su mia espressa richiesta la perizia è stata sviluppata solo sul documento di sintesi e su alcuni estratti conto, unici documenti di cui i Clienti erano in possesso. A tal proposito ringrazio il Dr. Luca Barontini della preziosa collaborazione prestata.

• Il provvedimento favorevole del PM è stato trasmesso direttamente dalla Segreteria del PM alla Cancelleria del Giudice della Esecuzione, il quale con propria ordinanza ha ritenuto che, per effetto delle recenti decisioni della Corte Costituzionale 4.7.2012 nr. 192 e ord. nr. 06/12/2013, n. 296, il provvedimento (e non semplice parere) del PM ha efficacia immediatamente incidente sui termini e sugli adempimenti in scadenza al processo esecutivo, pertanto ha immediatamente recepito il provvedimento del PM, dando atto che per effetto di questo è stata disposta la sospensione degli adempimenti prossimi in scadenza e connessi alla procedura esecutiva immobiliare (quindi anche l’imminente vendita all’asta), per la durata di 300 giorni. Non è stato quindi necessario proporre apposito ricorso al Giudice della Esecuzione ai sensi dell’art. 624 c.p.c.

Avv. Luca Rotondo

Scarica il Documento
http://www.centrostudisdl.com/wp-content/uploads/2015/07/Tribunale-di-Chieti-22LUG.pdf